La Benedizione di un terremoto
Togliere una vite dal legno in cui è avvitata può divenire un momento di profonda Poesia.
PENSIERI
6/8/20261 min read


Nelle scorse settimane si è deciso per lo sgombero definitivo della mia casa resa inagibile dal terremoto del 2016: finalmente dopo dieci anni partiranno i lavori di ricostruzione.
In questi giorni vado in quella casa quasi tutte le mattine. C'è da portare via un sacco di cose che erano rimaste lì. Primi fra tutti i mobili, tanti, di legno scuro, che mio papà aveva costruito su misura, per me, con le sue mani.
Dio mio, non so descrivere alcuni attimi di vera Poesia senza tempo nel momento in cui premo il pulsante dell'avvitatore.
Dal legno esce una vite che mio papà aveva messo lì tanti anni fa, e io ero lì vicino a lui mentre lo faceva. Ora mi sembra sia lui vicino a me. Un profondo contatto, un istante che si ripete nel tempo a ruoli invertiti: una vite entra nel legno e la stessa vite ne esce.
Trasporto e rimonto tutto allo Studio. Mentre lo faccio scorgo i segni di una guida continua: tacche, piccoli fori, segni fatti con la matita. Una specie di mappa per assistermi e guidarmi nel rimontaggio. Piccole istruzioni che sembrano minuscoli messaggi in bottiglia, lanciati senza saperlo nel mare del tempo e che a lungo hanno galleggiato in giorni sconosciuti per poi oggi raggiungermi. Sono invaso da un moto di commozione continua mentre rimonto tutto allo Studio.
Lo Studio? Anche quello non c'era al tempo del terremoto del 2016. A quel tempo le mie lezioni private le facevo proprio in quella casa resa poi inagibile dalla scossa di terremoto. Anche lo Studio Spazio Pianoforte è arrivato, dopo vari passaggi, come una conseguenza di quel terremoto.
E allora credo che sia proprio vero quello che c'era scritto un paio di settimane fa sul Calendario Positivo che tengo proprio lì. Il 25 Maggio diceva così: <<Anche le tempeste hanno un senso. Ti costringono a fermarti, a guardare, a scegliere un'altra direzione>>.
Così, anche un terremoto può essere in grado di benedire.
